Formare insegnanti preparati
Questa scuola è pensata per preparare insegnanti esperti in ogni aspetto dello Hatha Yoga e più in generale dello Yoga, insegnanti in grado di trasmettere il meglio di questa meravigliosa disciplina.
Perché questo si realizzi è necessario un metodo che sia in grado di sviluppare, nel modo più corretto e completo, un'adeguata capacità di eseguire in modo ottimale tutte le tecniche fondamentali dell' Hatha Yoga, unitamente alla conoscenza approfondita degli aspetti teorici e filosofici. Al contempo è necessario favorire lo sviluppo delle potenzialità e inclinazioni naturali di ogni studente, generando quella sensibilità e padronanza necessarie a trasformarlo da allievo a insegnante qualificato.
Questo risultato è ottenibile solamente per effetto di una pratica regolare e condivisa, teoricamente e tecnicamente corretta e sviluppata in modo organico in ogni suo aspetto. Per questo gli allievi della scuola, oltre che essere costantemente stimolati e indirizzati alla pratica personale, verranno da subito coinvolti nella conduzione delle lezioni. I vantaggi di questa metodologia di insegnamento sono facilmente evidenziabili:
· Teoria e pratica si fondono e si armonizzano.
· Le domande trovano immediatamente una risposta e i dubbi sono sciolti nella pratica.
· Si evita di intellettualizzare e ogni conoscenza diviene subito esperienza.
· Si impara a sviluppare al massimo la creatività e la capacità di ‘trovare soluzioni alternative’, elementi questi che, uniti alle necessarie conoscenze tecniche, rendono la pratica viva e vibrante.
In ogni fase della preparazione verranno seguiti due antichi e sacri principi:
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Lo Yoga è conosciuto solo
per mezzo dello Yoga
Lo Yoga è realizzato solo
per mezzo dello Yoga
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A chi è rivolta la Scuola
- Tutti coloro che desiderano intraprendere un percorso formativo finalizzato all'insegnamento dello Yoga.
- Insegnanti Yoga che desiderano integrare le loro conoscenze con il programma proposto dalla scuola.
- Principianti e praticanti esperti che desiderano approfondire e perfezionare la cultura e la pratica dello Yoga per il proprio interesse personale.
Requisiti per l'ammissione alla scuola
L'ammissione alla scuola è aperta a tutte le persone maggiorenni in buona salute ed è subordinata al giudizio insindacabile della direzione della scuola.
Informazioni generali
Per compiere con la massima soddisfazione e il migliore risultato il percorso necessario a divenire insegnanti qualificati la frequenza alle lezioni non è sufficiente, e neppure lo studio dei testi: è indispensabile una pratica regolare, attenta e mirata.
Per facilitare il compito le differenti lezioni sono organizzate in ‘moduli’ di cui verrà fornito a ogni allievo un preciso schema, con il compendio di schede dettagliate per ogni esercizio e sintesi per le lezioni di filosofia e anatomia, da arricchire con osservazioni e quesiti personali che verranno poi sviluppati nelle sedute collettive, così che diventino patrimonio comune. Inoltre, sin dai primi incontri, ogni allievo sarà invitato a cimentarsi con momenti di insegnamento, inizialmente molto semplici e limitati e poi gradualmente più impegnativi. In tal modo l’allievo diviene da subito protagonista del proprio percorso di apprendimento, impara a sviluppare razionalmente le tematiche proposte, a esprimerle, a richiedere ed eventualmente proporre spiegazioni motivate e a relazionarsi con gli altri, portando così il proprio contributo di sensibilità e ricerca. Un insegnamento realmente creativo non può limitarsi a essere un semplice passaggio di informazioni, richiede invece un continuo scambio tra tutti i partecipanti e un costante alternarsi dei ruoli.
Durata del corso e certificazioni
Corso di formazione di 3 (tre) anni, con triplo livello di certificazione
La formazione si articola in 3 anni, ogni anno di corso include 9 fine settimana, più 4 giorni consecutivi, nel periodo estivo, per un totale di 528 ore per i tre anni, così divise:
Pratica diretta di tecniche Yoga
Pedagogia ed etica dell’insegnamento
Esperienza diretta di insegnamento
Anatomia e fisiologia
Filosofia Yoga
Materia fiscale |
250
50
100
60
65
3 |
ore
ore
ore
ore
ore
ore |
Alla fine del primo anno viene rilasciato il diploma di “Istruttore di Hatha Yoga”, al termine del secondo il diploma di “Insegnante di Hatha Yoga”, a conclusione del corso il diploma di ‘Insegnante di Yoga’.
Per ottenere il diploma relativo a ogni anno di frequenza occorre:
Frequentare il corso di formazione
Superare positivamente l'esame teorico-pratico
Presentare una tesina su un argomento concordato
Crediti formativi
Nel modulo da compilare per l'iscrizione è prevista una sezione per il curriculum di presentazione, che verrà valutato anche in termini di crediti formativi per coloro che hanno già svolto le materie teoriche previste nel programma della scuola (insegnanti Yoga, medici, laureati in filosofia, etc.).
I crediti formativi riconosciuti a giudizio insindacabile della direzione della scuola saranno comunicati agli interessati prima dell'inizio del corso e per tali materie non sarà pertanto obbligatoria la frequenza.
Iscrizioni
Per iscriversi al corso occorre:
1. Compilare il modulo “Iscrizione” che viene inviato via E-mail o a mezzo lettera
2. Presentare prima dell'inizio del corso il certificato medico di idoneità per attività sportiva non agonistica
3. Fissare un appuntamento, anche telefonico, per un colloquio di presentazione
4. Versare la quota di iscrizione
Esami di fine anno
Verrà valutata la capacità dell'allievo, futuro insegnante, di porsi nei confronti del gruppo e di trasmettere tutte le conoscenze teorico-pratiche acquisite durante il corso di formazione. La prova d'esame consiste in:
- Organizzazione di una breve lezione (da 7 a 11 tecniche) e conduzione della stessa. La lezione dovrà essere focalizzata sugli insegnamenti dell’anno per cui si tiene l’esame ed essere preceduta da una breve introduzione esplicativa.
- Presentazione di una tesina su un argomento concordato con la direzione della scuola.
Gli allievi che frequentano il corso per approfondimento personale e non desiderano ricevere il diploma non sono tenuti a sostenere gli esami.
Sede dei corsi di formazione
Via Teocrito 36
28100 Milano
Info
www.mauriziomorelliyoga.com
www.pranayoga.it
Hamsa: origine del nome della scuola
Hamsa è il cigno spirituale, metafora dell’anima umana che migra da un’esistenza all’altra sino alla completa realizzazione; è anche la mitica cavalcatura di Brahma, l’uccello che cova l’uovo cosmico da cui nascono gli universi e simbolo di luce eterna, purezza ed elevazione.
Hamsa è anche il suono segreto del respiro, diviene sah - aham (so‘ham), affermazione che significa Io sono Quello, esprimendo la suprema identità tra Atman e Paramatman, Spirito individuale e Brahman.
“Il respiro di ogni persona genera, entrando, il suono di Sah e, uscendo, quello di Ham. Questi suoni uniti fanno So‘Ham (io sono Lui, la suprema identificazione con Atman, il principio o sostanza spirituale). Durante un giorno e una notte vi sono 21.600 di queste respirazioni. Ognuno di noi, essendo vivo, esegue questo Japa inconsciamente ma costantemente”. (Gheranda Samhita, V, 84)
In questo suono è racchiusa l’essenza di ogni Yoga e questo è il motivo per cui è stato scelto quale nome e simbolo della scuola.
Il metodo Pranayoga
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Pranayoga significa Yoga dell’Energia Vitale. Abbiamo scelto questo nome, per indicare il nostro metodo di insegnamento, in quanto la pratica dello Hatha Yoga mira specialmente a migliorare il flusso e la purezza del Prana, sia nel corpo fisico che nelle strutture sottili costituenti il mentale e i più elevati livelli dell’essere connessi con la spiritualità
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Con questo termine, Pranayoga, non si indica dunque un nuovo stile di Yoga ma invece una prassi di insegnamento, quello della scuola di Hatha Yoga Hamsa.
Una prassi di insegnamento, per potersi definire ben strutturata, implica un metodo di organizzazione sistematica delle informazioni e, a priori, una struttura di classificazione razionale delle stesse; più semplicemente dei termini di riferimento stabili e definiti.
Lo Hatha Yoga è una scienza evolutiva che richiede, nella pratica, la capacità di compiere gesti estremamente precisi, qualificanti e coscienti; la prassi di trasmissione della conoscenza è fondamentale per evitare che venga interpretato e praticato come una semplice forma di ginnastica esotica. Specialmente nell’esecuzione delle Asana, del Pranayama e delle Mudra sono richieste una serie di attenzioni e momenti di consapevolezza che solo un metodo razionale, accurato e preciso può trasmettere. L’aspetto di comprensione razionale è determinante, è necessario sviluppare coscienza del perché agire in un certo modo porta a risultati positivi, mentre diversamente questi non si ottengono. Solo un tale genere di comprensione ci rende veramente conoscitori della pratica Yoga, ottenendo così la possibilità di essere creativi; diversamente si rimane in uno spazio vago e indeterminato, in cui si compiono delle azioni senza comprenderne le motivazioni, sempre nell’incertezza.
Il metodo Pranayoga, cresciuto e formato nel rispetto della tradizione classica dello Hatha Yoga, è focalizzato sull’ottenimento di questi obiettivi, sviluppare una grande abilità fondata su una profonda comprensione, e rappresenta il passaggio a una pratica in cui emozione, intelligenza, creatività e costante presenza a sé stessi, in sintesi coscienza viva e luminosa, sostituiscono la pura e semplice imitazione.
Elementi qualificanti nella pratica delle Asana
Ogni differente postura richiede uno studio particolareggiato e indicazioni precise; la natura di queste specifiche deriva da un insieme di principi che sono validi per tutte le Asana e che sono indicati di seguito, in ordine alfabetico per favorire l’eventuale memorizzazione.
Le indicazioni per ogni singola posizione non sono quindi altro che adattamenti mirati di principi generali, al tempo stesso validi per ogni singola e per tutte le Asana. La prima cosa su cui è necessario focalizzare l’attenzione sono le tre fasi costituenti di ogni Asana, assunzione, mantenimento, uscita. Tutte e tre queste componenti sono fondamentali e richiedono particolari attenzioni; solo così esse vengono a formare quella speciale unità che lo Yoga promuove e richiede.
Osservanze per la corretta realizzazione delle Asana
Allungamento: l’assunzione di ogni Asana inizia sempre da un condizione di allungamento, il che indica apertura nei capi articolari ma soprattutto massima distanza dei corpi vertebrali. La colonna vertebrale è il fulcro della pratica Yoga, è il magico monte Meru che sostiene il nostro personale universo, è la residenza fisica dei sette Chakra evolutivi; ogni compressione a livello vertebrale rappresenta un’inevitabile riduzione o interruzione nella circolazione delle energie, tanto nervose che praniche, e va evitata per quanto possibile. Al contrario è necessario fare spazio, creare occasioni di libertà e proprio questo è uno degli scopi e degli effetti dello Hatha Yoga quando praticato correttamente. L’allungamento va sorvegliato anche nella fase di immobilità e in quella di uscita.
Allineamenti: nella pratica delle Asana è necessario rispettare alcune relazioni tra differenti parti del corpo, come ad esempio quella tra il terzo dito del piede e il ginocchio quando questo è piegato, oppure tra lobi degli orecchi, spalle e linea dei fianchi nella posizione seduta o eretta e ancora tra nuca e sacro e via di seguito. Gli allineamenti sono determinanti per una pratica corretta ed efficace.
Atteggiamento mentale: la pratica delle Asana richiede uno spirito attento e concentrato ma non teso. Se guardate dei bimbi che giocano potete avere un’idea del giusto atteggiamento, partecipazione intensa e totale ma anche gioia e piacere. Gioia e piacevolezza rilassano, distendono, ammorbidiscono e stimolano l’espansione del campo energetico e la circolazione delle energie.
Attenzione e concentrazione: durante la pratica fluidità, lentezza, assenza di sforzo e purezza di intento favoriscono il passaggio naturale dall’attenzione alla concentrazione e l’integrazione di corpo, ritmo respiratorio e mentale con i più elevati livelli di coscienza.
Baricentro: è il punto che sta nel mezzo, dove il peso si concentra e l’energia si raccoglie, il sostegno naturale, il fulcro dell’equilibrio dove la pluralità delle forze trova il suo momento di raccolta e di unione. Durante la pratica delle Asana il movimento inizia, rimane e termina nel baricentro, o semplicemente centro o punto. Questo ci permette di essere costantemente bilanciati e di sfruttare al meglio la forza di gravità e l’appoggio che la terra ci offre.
Coscienza: del particolare e dell’insieme. Con la specifica ‘del particolare’ si intende la focalizzazione mirata della coscienza su quegli elementi che favoriscono l’assunzione dell’Asana. Il termine ‘insieme’ implica la dimensione corporea (che include lo spazio circostante), quella psichica e quella spirituale rappresentata proprio dall’aspetto di coscienza o testimonianza. La coscienza richiede relativa lentezza e così il fluire di ogni gesto va adeguato alla funzione percettiva. Per poter cogliere le sfumature e le connessioni di ogni movimento con il baricentro e il resto del corpo, i suoi effetti sulle energie psichiche e sul respiro, dobbiamo eseguirlo con la necessaria lentezza, con plasticità e attenzione; durante l’immobilità ascoltare i flussi energetici o integrarsi con le proiezioni mentali.
Direzione: i movimenti di assunzione di un Asana sono frutto di una precisa intenzione, che possiamo paragonare a un progetto mentale non invasivo determinato da una visualizzazione. Tali movimenti seguono una direzione costante, senza ritorni neppure parziali o minimi; questo principio rimane valido anche nella fase di uscita dalla postura.
Equilibrio: in ogni suo aspetto e forma, è il principio guida per ogni pratica Yoga.
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Immobilità nella posizione: è il cuore della pratica. Dobbiamo semplicemente abbandonarci al flusso dell’energia che ci attraversa, ascoltare il respiro, mantenere un’attenzione vivida ma priva di contenuti, aprirci all’infinito. In altri casi, nelle fasi di apprendimento iniziale e medio, si può favorire l’integrazione focalizzando l’attenzione su visualizzazioni o proiezioni mentali.
Se i passaggi per entrare nella posizione sono stati compiuti correttamente questo risulterà molto semplice e spontaneo, anche se non sempre immediato. Spiegare come sia possibile abbandonarsi e al tempo stesso rimanere presenti a se stessi è molto difficile, ma possiamo almeno prendere coscienza di alcuni atteggiamenti da evitare, che sono nella quasi totalità dei casi collegati a una tendenza culturale assai frequente, quella di riportare la pratica su un piano intellettuale. Questo significa, per fare un esempio, pensare ai benefici che possono derivarci da un certo esercizio, a quanto siamo migliorati o peggiorati, tutti atteggiamenti mentali che escludono l’abbandono e implicano scissione, che è il contrario dell’unità. Tutte queste argomentazioni possono essere valutate prima o dopo, mai durante la Sadhana. Scopo e funzione delle Asana non è solo quello di renderci forti e sani ma anche, e soprattutto, di rendere plastici e duttili i confini dell’ego, la cui rigidità è determinata in buona parte dall’identificazione con i limiti del corpo fisico e i suoi atteggiamenti inconsci.
Per quanto riguarda la durata della postura abbiamo variazioni molto sensibili che vanno da una manciata di secondi sino a una o più ore per le posizioni sedute. Ma anche in questo caso dobbiamo evitare di crearci spettri concettuali, il tempo dell’orologio e quello dello Yoga sono due dimensioni assolutamente differenti; come il punto geometrico anche l’eternità è priva di dimensioni ed è proprio questa eternità che stiamo cercando di realizzare.
Intenzione: è una modalità molto discreta della volontà, che non si impone ma indica con precisione la direzione da seguire. Quello che ci guida nella pratica dello Yoga, che ci aiuta a vincere la pigrizia e a praticare con regolarità, non può essere una volontà dominante e invasiva, che rende rigidi e metallici, ma invece il profondo, intimo e sincero desiderio di evolvere verso una condizione di maggiore integrità, luminosità e coscienza.
Minimo sforzo: quando realizziamo un’Asana, la manteniamo ferma o ne usciamo, ricordiamoci di questo principio; in pratica significa ridurre le contrazioni all’indispensabile, mantenere la percezione del baricentro, usare il respiro, sfruttare l’immagine mentale, l’equilibrio e la sinergia piuttosto che la forza e lo sforzo muscolare.
Polarità: ogni manifestazione vitale ha come fondamento la relazione che intercorre, in modo incessante, tra le due forze polari; questa pulsazione si esprime come equilibrio dinamico tra pieno e vuoto, tensione e rilassamento, maschile e femminile, inspiro ed espiro, sole e luna. Per non interrompere la pulsazione dobbiamo tenere presente che, quando da un lato ci chiudiamo, dall’altro dobbiamo aprirci. Per quanto riguarda l’immagine o il punto di focalizzazione del mentale, esso è passivo dal lato del movimento e attivo su quello opposto.
Relazione tra struttura e funzione: a livello sottile è la funzione che determina la struttura, nel piano materiale la struttura permette l'espressione della funzione. Struttura e funzione sono interdipendenti e cooperano insieme per il mantenimento dell'equilibrio nell'organismo vivente. Osservare, comprendere e creare relazioni virtuose tra struttura e funzione affina l’integrazione psicosomatica, incrementa il livello di coscienza e sviluppa la creatività.
Respirazione: è il medium tra le differenti componenti dell'essere; a livello sottile il respiro permea e collega queste componenti sotto forma di Prana o forza vitale. Nella pratica del Pranayama il respiro è la variabile indipendente e la postura quella dipendente. La posizione deve garantire l’allineamento dei Chakra, la stabilità massima, fluidità e totale possibilità di espressione del respiro. Nella pratica delle Asana il respiro è la variabile dipendente, si adegua per favorire la posizione del corpo e sostenerla. Sviluppare la respirazione più indicata in ogni posizione è parte essenziale della pratica delle Asana.
Rilassamento: l’assunzione di ogni Asana inizia sempre da un condizione di rilassamento; termina sempre con una pausa di rilassamento, magari anche brevissima ma percepibile per il praticante.
Simmetria: estensione del termine equilibrio, la simmetria ci introduce ai concetti di proporzione, polarità, ritmo e armonia. Tali concetti devono essere progressivamente compresi e integrati nella pratica.
Stabilità e punto fermo: per poter applicare una forza è indispensabile un punto stabile, una solida base. Stabilizzare il punto di origine della trazione è fondamentale per non disperdere energia e produrre sollecitazioni indebite nei tessuti.
Simbologia: ogni gesto che noi compiamo, anche il più banale, è un simbolo; il significato e il valore di tale simbolo può rimanere totalmente inconscio oppure essere coscientemente percepito e compreso; in seguito anche sviluppato. Coscienza e comprensione implicano una felice relazione tra mente e corpo, dimensione psichica ed espressione somatica della stessa. Ottenuto questo risultato si può passare alla fase successiva, la sacralizzazione del gesto in forza dello sviluppo della simbologia in esso implicita.
Mi spiego con un semplice esempio: quando portiamo le braccia stese in alto, nella posizione ‘Allungata verso il cielo’, esprimiamo una serie di simboli non necessariamente univoci. Può essere percepita come un gesto di resa, oppure di relax e di pausa. Questo è corretto ma sicuramente possiamo fare meglio provando a cercare altre interpretazione, espandendo la simbologia: alzando le braccia in alto quello che simbolicamente facciamo è allontanare le mani, strumenti primari di ogni azione, da qualsiasi attività connessa con la materialità. E così facendo sospendiamo il quotidiano, andiamo oltre il fare, abbandoniamo ogni conflittualità, ci arrendiamo all’eterno. Alzando le braccia ci estendiamo verso l’alto, ci rendiamo permeabili all’energia, rivolgiamo l’attenzione alla spiritualità, apriamo le porte del cielo. Se riusciamo a sentire il valore del simbolo anche il gesto più semplice, come alzare le braccia in alto, acquista regalità e armonia, si carica di potere.
L’integrazione profonda della simbologia cambia profondamente la natura del gesto, trasportandolo dalla banalità alla sacralità; esso diviene significante e per questo anche intenso, integrato, fluido, maestoso, pacificante, energeticamente denso e spiritualmente connesso.
Unità e integrazione: le differenti membra del corpo, il respiro e la mente non esistono come parti distinte, sono un insieme. Fermi o in movimento manteniamo la coscienza della costante integrazione tra queste componenti, la cui divisione esiste solo come concetto. Quando corpo, mente, anima, gesto e respiro sono perfettamente integrati e ogni dispersione e senso di separazione è superata allora c'è unità, che è lo stato naturale del Sé, espressione della coscienza cosmica che tutto pervade.
Elementi qualificanti nella pratica del Pranayama
Pranayama è l’unione dei termini Prana e Ayama.
Prana è la sostanza originaria, energia e materia a un tempo, dotata di intelligenza e creatività. È anche il respiro, ma soprattutto il divino potere di animare che attraverso questa funzione si manifesta nella sua forma più completa e pura. Dio crea le sue creature con l’argilla ma le rende vive con il suo soffio che è puro Prana; attraverso il respiro noi siamo partecipi della natura divina. Il respiro non è solo il principale sostegno della vita in questo mondo, è come una grande vela capace di trasportarci nel viaggio senza tempo tra una dimensione e l’altra, in forme e luoghi di coscienza diversi.
Ayama significa lunghezza, controllo, misura.
Il termine Pranayama sta per misura dell’estensione del respiro e ci induce a una percezione musicale di questa funzione, il cui movimento va riportato a tempi e spazi che siano armonici, fondati su ritmi e cadenze connessi con la dimensione spirituale e perciò capaci di sostenere, influenzare positivamente e integrare i flussi di energia fisica e psichica. Lo Hatha Yoga conosce un grande numero di differenti Pranayama, in grado di sostenere i molteplici aspetti della danza della vita.
“Quando il respiro è irregolare la mente è instabile, ma quando è pacificato anche la mente raggiunge il potere della calma. Quindi il respiro deve essere misurato. La vita continua fino a quando il respiro scorre, quando cessa sopraggiunge la morte. Quindi il respiro deve essere misurato”.
Hathayogapradipika II, 2-3
Nello studio e pratica della respirazione particolare importanza hanno i “fondamentali”, la respirazione addominale in primo luogo, come pure la fase costale e clavicolare e infine la respirazione Yoga completa. Queste pratiche di base rappresentano le fondamenta, le radici del Pranayama, e vanno praticate in diverse posture e modalità sino a quando non divengano perfette e spontanee; insistere sui fondamentali non è mai tempo sprecato. Ma per attuare queste pur semplici modalità di respirazione la conoscenza della tecnica non è sufficiente, e neppure la guida di un insegnante riesce sempre a trasmettere con precisione il percorso interno.
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Eventuali difficoltà sono, nella maggior parte dei casi, effetto di limiti fisici, rigidità profonde e posizioni viziate mantenute per anni che impediscono l’espandersi del respiro e talvolta limitano l’espirazione completa.
Per superare condizioni di tal genere è in primo luogo necessario ripristinare la corretta elasticità e proporzione nella muscolatura dell’intero tronco, anche di quella profonda, riacquisirne consapevolezza e imparare a gestirla con perizia, leggerezza e precisione.
Nel metodo Pranayoga questo genere di ostacoli è rimosso grazie all’impiego di un gran numero di respirazioni dinamiche, originali ed esclusive di questo metodo, capaci di mobilizzare ogni distretto del corpo mantenendo costantemente la sinergia con il respiro. L’effetto risulta profondamente correttivo e estremamente energetico e salutare; migliora anche il rapporto tra psiche e soma e sviluppa la percezione di sé come unità.
Le respirazioni dinamiche sono oltremodo efficaci e utili, in grado di restituire al corpo, in tempi relativamente brevi, elasticità, proporzione e corretto atteggiamento. In particolare inducono il rilassamento e al tempo stesso la tonicità del diaframma, che non solo è il principale muscolo inspiratorio ma ha anche funzione equilibrante rispetto alle condizioni di tutte le catene muscolari.
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La pratica dei Pranayama classici dello Yoga è più facile se il corpo è sano e robusto e i muscoli del tronco elastici e tonici. Anche un cuore forte, polmoni in perfetto stato e un atteggiamento mentale positivo e determinato sono un sicuro vantaggio. Gli esercizi di respirazione dinamica offrono la possibilità di raggiungere tutti questi risultati. Essendo gradevoli e variati, tanto nelle metodiche che nella postura di esecuzione, risultano adatti anche per soggetti ipercinetici o nervosi, come pure per coloro che trovano penoso mantenere la posizione seduta ininterrottamente per alcune decine di minuti o che hanno difficoltà a essere costanti nell’attenzione. A seguito di un sufficiente tirocinio con le respirazioni dinamiche si potrà senza dubbio constatare uno spontaneo e determinante miglioramento nella capacità respiratoria, venendo così molto avvantaggiati nella pratica dei Pranayama classici, che vengono acquisiti in progressione, tenendo conto del grado di difficoltà. Nel metodo Pranayoga vengono specialmente approfondite le seguenti metodologie di respirazione:
Nadi Shodana Pranayama
Ajapa Mantra Pranayama
Ujjayi Pranayama
Bhramari Pranayama
Bhastrika Pranayama
Kapalabhati Pranayama
Nadi Shodana Antara Kumbhaka Pranayama
Nadi Shodana Bahya Kumbhaka Pranayama
Samavritti Pranayama
Sahita Kumbhaka Pranayama
Surya Bhedana Pranayama
Sitali Pranayama
Kevala Kumbhaka
Durante la pratica dei Pranayama classici viene sviluppata una particolare cura per la postura, che deve risultare comoda e stabile, con perfetta verticalità della colonna vertebrale, al fine di garantire un’agevole e completa espansione e contrazione del sistema respiratorio. Le regole del Pranayama sono semplici:
inspira con attenzione
espira con attenzione
trattieni con attenzione
Elementi qualificanti nella pratica delle Mudra
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Le Mudra dello Yoga sono speciali gesti del corpo il cui scopo ed effetto è quello di creare benefici circuiti energetici e di ridurre la dispersione del Prana, favorendone invece l’accumulo nei centri vitali.
Veicolando l’energia verso il corpo sottile le Mudra dello Yoga sono elementi favorevoli all’instaurarsi della condizione di Pratyahara, il controllo dell’attività sensoriale, indispensabile per accedere allo stato meditativo. Rappresentano un elemento di grande rilevanza nella focalizzazione della coscienza verso i piani più elevati della percezione.
Le Mudra o gesti dello Yoga vengono tradizionalmente divisi in cinque gruppi:
Adhara Mudra o gesti della base, come ad esempio Asvini Mudra o gesto della giumenta che comporta la contrazione e dilatazione dello sfintere anale. Queste Mudra sono utilizzate per incanalare l’energia dal basso e verso i Chakra superiori.
Bandha Mudra o gesti di chiusura, come ad esempio Uddiyana Bandha che consiste nel far risalire il diaframma, utilizzati per mantenere efficiente il sistema dei Chakra, favorire il risveglio di Shakti Kundalini e direzionare l’energia.
Kaya Mudra o gesti di postura, come ad esempio Viparitakarani Mudra, che si esegue stando poggiati sulle spalle e il collo con tutto il resto del corpo in alto. Aiutano a perfezionare i Bandha e a sublimare l’energia pranica.
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Mana Mudra o gesti della testa, come ad esempio Shambavi Mudra che consiste nel direzionare gli occhi verso il centro della fronte, o Khecari Mudra che consiste nel girare la lingua indietro e portarla verso l’alto. Queste tecniche agiscono in modo specifico sulla circolazione delle energie nei Chakra alti, favorendo anche la concentrazione e l’attitudine meditativa.
Hasta Mudra o gesti delle mani, come Jnana Mudra, che consiste nel formare un cerchio con indice e pollice tenendo le altre dita stese, o Namaskar Mudra che si esegue unendo le mani davanti al cuore. Queste Mudra sono utilizzate nelle Asana, nel Pranayama e nella meditazione. Tra l’altro hanno l’effetto di attivare particolari circuiti energetici che favoriscono l’integrazione psicosomatica e di limitare o annullare l’abbondante dispersione di Prana che costantemente fluisce dalle nostre mani.
Nel metodo Pranayoga le Mudra vengono progressivamente inserite nella pratica delle Asana, del Pranayama e delle tecniche meditative.
L’inserimento progressivo delle Mudra modifica in positivo l’esecuzione di tutte le tecniche dello Hatha Yoga e favorisce l’aumento di intensità dell’energia pranica nei Chakra. Le Mudra di cui viene maggiormente approfondita la teoria e la tecnica sono:
Vajroli Mudra
Mula Bandha
Jalandhara Bandha
Jihva Bandha
Nabho Mudra
Shambavi Mudra
Nasagra Mudra
Tribandha Mudra
Jnana Mudra
Namaskara Mudra
Natya Mudra
Hamsa Mudra
Viparitakarani M
Tadagi Mudra
Uddiyana Bandha |
Gesto del tuono
Nodo della base
Nodo che controllala gola
Nodo della lingua
Gesto del cielo
Gesto di Shambu
Gesto che controlla le narici
Gesto del triplice nodo
Gesto della conoscenza
Gesto del saluto
Gesto della danza
Gesto del cigno
Gesto del corpo rovesciato
Gesto dello stagno
Innalzamento del diaframma |
Programma del Primo Anno
Il primo anno è interamente dedicato alla creazione di ‘solide basi’ attraverso la sperimentazione e la pratica, e all’approfondimento dei ‘principi fondamentali’ dell' Hatha Yoga.
1.Alimentazione e purificazione psicofisica
Con riferimento ai testi e secondo le indicazioni della tradizione approfondiremo il tema dell’alimentazione Yoga, elemento cardine e fondamento di ogni pratica successiva. Strettamente correlati e complementari a una corretta alimentazione sono gli Shatkarman (atti di purificazione psicofisica). Nel primo anno vengono esaminati:
- Jihva Shodhana, pulizia della lingua
- Neti, lavaggio del naso
- Kapalabhati, purificazione del cranio
- Agnisara Kriya, purificazione con il fuoco
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2.Asana
Spiegazione e pratica di alcune tra le più importanti Asana dell'Hatha Yoga, variazioni, esecuzione dinamica di preparazione, esecuzione in coppia (limitatamente ad alcune posture). Indicazioni degli effetti benefici delle differenti posture ed eventuali controindicazioni.
Verranno inoltre prese in esame ed esplicate le regole per comporre una sequenza armonica ed efficace di Asana con esempi pratici.
Albero
Potente
Elefante
Triangolo laterale
Luna crescente
Distesa su un fianco
Estesa tra i piedi
Sbarra (laterale)
Monte Meru
Leone
Cammello
Locusta
Serpente
Arco
Fulmine
Fulmine rovesciato
Beatitudine
Vasistha
Ponte
Barca (o vascello)
Pesce facilitata
Testa-ginocchio
Distensione posteriore
Tesa ad est
Stesi tirando l’alluce
Ventre ruotato
Matsyendra
Seduti ad angolo
Airone facilitata
Saluto al sole
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Vriksa Asana
Utkata Asana
Gaja Asana
Parshva Trikona Asana
Ardha Candra Asana.
Parshva Uttana Asana
Prasarita Pada Uttana Asana
Parshva Parigha Asana
Meru Asana
Simha Asana
Ustra Asana
Shalabha Asana
Bhujanga Asana
Dhanur Asana
Vajra Asana
Supta Vajra Asana
Ananda Asana
Vasistha Asana
Setubandha Asana
Nava Asana
Ardha Matsya Asana
Janu Shirsa Asana
Paschima Uttana Asana
Purva Uttana Asana
Supta Padangustha Asana
Jathara Parivritta Asana
Matsyendra Asana
Upavistha Kona Asana
Krunca Asana
Surya Namaskara |
Posizioni per il rilassamento profondo
Prima fase di perfezionamento delle posizioni sedute, con specifica attenzione alla loro importanza nella pratica del Pranayama e della meditazione. |
3.Pranayama
Ascolto della respirazione naturale
Respirazione addominale in differenti posture
Respirazione toracica in differenti posture
Esercizi specifici per percepire e rendere tonico ed elastico il diaframma
Respirazione completa; applicazione in esercizi dinamici e in coppia
Respirazioni dinamiche per rinforzare e perfezionare il respiro
Nadi Shodhana Pranayama, respirazione che ‘purifica le Nadi’
Ujjayi Pranayama, respirazione ‘che da la vittoria’, oppure ‘sonora’
Bhastrika Pranayama, respirazione ‘a mantice’
4.Bandha e Mudra
Gesto del Tuono Vajroli Mudra
Gesto della Giumenta Asvini Mudra
Contrazione della Base Mula Bandha
5.Metodologia ed etica dell’insegnamento
La parte teorica di questa sezione viene svolta direttamente nel corso delle lezioni pratiche, in modo dinamico e interattivo, sviluppando i seguenti temi:
Come organizzare una routine e strutturare una lezione
Etica dell'insegnante di Yoga durante la lezione e con gli allievi
L'organizzazione del corso e la gestione del gruppo
Come affrontare e superare le difficoltà e le problematiche più comuni che incontra un insegnante di Yoga
6.Esperienza pratica di insegnamento
Gli allievi della scuola, oltre che essere costantemente stimolati e indirizzati alla pratica personale, verranno coinvolti nella conduzione delle lezioni. L'allievo diventa da subito il protagonista del proprio percorso formativo e stimolato a trarre dalle lezioni il massimo beneficio sia teorico che pratico.
7.Anatomia e fisiologia
Anatomia di superficie e sezionale
La cellula
I tessuti e la loro organizzazione
Apparato cardiovascolare (sangue, cuore, vasi e circolazione)
Apparato linfatico
Apparato respiratorio
Apparato digerente
Apparato urinario e organi sessuali
8.Filosofia
Introduzione alla filosofia dello yoga: premesse storiche e culturali.
Approfondimento dei concetti espressi nell'introduzione, in particolare sulla civiltà di Harappa e sui gruppi proto-tantrici.
Gli Arii e il Brahmanesimo.
I Veda e il passaggio dalla cultura brahmanica alla filosofia delle Upanishad.
Le Upanishad antiche e medie.
Le Upanishad di ispirazione yoghica.
Buddhismo e Jainismo.
L'epica: il Mahabharata e il Ramayana.
Il mito nell'India antica.
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Programma del Secondo Anno
Il secondo anno è dedicato al completamento del percorso di formazione sulle tecniche dello Hatha Yoga. Comprende lo studio, la pratica e il perfezionamento di tutte le Asana non ancora esaminate, in particolare le posizioni sedute, quelle rovesciate e di equilibrio sulle mani. Inoltre verranno prese in esame e applicate le principali tecniche di respirazione Yoga (Pranayama), i Bandha e le Mudra (gesti e sigilli dello Yoga).
1.Asana
Delle mani ai piedi
Monte Meru
Virabhadra
Perfetta
Arciere
Ponte sollevato
Cigno
Corvo
Pavone
Tartaruga
Airone completa
Aratro
Treppiede
Di tutte le membra
Testa-ginocchio ruotata
Sulla testa
Sul cranio
Loto, preparazione e sviluppi
Pesce
Bilancia
Saluto alla luna
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Padahasta Asana
Meru Asana
Virabhadra Asana
Siddha Asana
Akarna Dhanur Asana
Uttana Setubandha Asana
Hamsa Asana
Kaka Asana
Mayura Asana
Kurma Asana
Krunca Asana
Hala Asana
Tripada Asana
Sarvanga Asana
Parivritta Janu Shirsa Asana
Shirsa Asana
Kapala Asana
Padma Asana
Matsya Asana
Tolangula Asana
Candra Namaskara
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| Seconda fase di perfezionamento delle posizioni sedute, con specifica attenzione alla loro importanza nella pratica del Pranayama e della meditazione. |
2.Shatkarman, Bandha e Mudra
Viene completato il percorso relativo alle tecniche di purificazione psicofisica e direzionamento e trasformazione del Prana con l’ausilio di Bandha e Mudra e impiego degli stessi nell’esecuzione dei Pranayama classici dello Hatha Yoga. Lo sviluppo di tali tecniche ci porterà naturalmente ad una prima panoramica sul Pratyahara (coscienza dell’attività sensoriale), Dharana (concentrazione) e Dhyana (meditazione profonda). In particolare verranno approfonditi:
- Jalandhara-Bandha, contrazione della rete delle Nadi
- Uddiyana Bandha, contrazione addominale
- Jihva Bandha, contrazione della lingua
- Trataka Shatkarman, purificazione degli occhi
- Shambhavi Mudra, gesto di Shambhu
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3.Pranayama
Esercizi dinamici di preparazione e completamento
Ujjayi Pranayama, perfezionamento
Bhastrika Pranayama, perfezionamento
Sitali Kumbhaka Pranayama, respirazione ‘rinfrescante’
Pranava Mantra Pranayama, declamare Om
Bhramari Pranayama, respirazione ‘del calabrone’
Kapalabhati Pranayama, respirazione ‘che purifica il cranio’
Samavritti Pranayama, respirazione ‘quadrata’
Sahita Kumbhaka Pranayama, respirazione secondo i tempi ‘1:4:2’
Surya Bhedana Pranayama, respirazione ‘della perforazione solare’
Kevala Kumbhaka, ritenzione ‘isolata’
4.Metodologia, etica e pedagogia
Vengono esaminati, attraverso momenti di esperienza critica, i temi relativi a metodologia ed etica nei differenti approcci all’insegnamento, come ad esempio guida esclusivamente vocale, oppure partecipata o silenziosa. Inoltre vengono approfonditi i temi relativi alla pedagogia, il come relazionarsi con gli allievi, gli elementi di stimolo e sostegno, prassi delle relazioni interpersonali, come fare emergere e fiorire le differenti qualità presenti in ognuno, i casi particolari, gli insegnamenti speciali.
5.Esperienza di aggiustamenti o correzioni mirate
Stimolato fin dall’inizio a una partecipazione attiva nello svolgimento delle lezioni l’allievo verrà messo in grado di assistere ed eventualmente correggere altri partecipanti nell’esecuzione dei diversi esercizi. Questo aspetto è di importanza fondamentale per il futuro insegnate.
6.Anatomia e fisiologia
- Sistema osteo – articolare
- Il rachide, elemento centrale nella pratica Yoga
- Sistema muscolare
- Muscoli del cranio
- Muscoli del collo
- Muscoli intrinseci del torace
- Muscoli dell’addome
- Muscoli del rachide
- Muscoli dell’arto superiore
- Muscoli dell’arto inferiore
7.Filosofia
- Il Samkhya: la filosofia dell'India.
- Il Samkhya e lo yoga.
- Gli Yoga Sutra di Patanjali.
- Gli Yoga Sutra di Patanjali.
- Gli Yoga Sutra di Patanjali.
- Gli Yoga Sutra di Patanjali
- Hatha-Yoga-Pradipika, Gheranda Samhita, Shiva Samhita
8.Materia fiscale
Normative fiscali, giuridiche, assicurative
Programma del Terzo Anno
Con il completamento del terzo anno si acquisisce il diploma di “Insegnante di Yoga”. Per raggiungere questo obiettivo con la sufficiente competenza diviene necessario sviluppare una maggiore preparazione rispetto alla filosofia e cultura Yoga e ampliare e approfondire alcune tematiche solo sfiorate nei due anni precedenti, mirati sullo Hatha Yoga. Saranno presenti un maggior numero di lezioni ‘teoriche’, anche se sempre intervallate da specifici passaggi per l’integrazione pratica delle conoscenze.
Questo modo di procedere è in sintonia con gli insegnamenti degli antichi maestri e con la tradizione dell’insegnamento Yoga:
‘Salute al signore Shiva, che insegnò a Parvati l’ Hatha Yoga Vidya, la scienza per coloro che vogliono raggiungere il nobile Raja Yoga’ (H.Y.P., I, 1).
È significativo che l’Hatha Yoga Pradipika, uno dei più celebri testi circa lo Hatha Yoga, inizi proprio con questa precisazione, implicante un concetto fondamentale: l’ Hatha Yoga è solo in preparazione del Raja Yoga, ma questa preparazione è indispensabile.
In questo terzo anno, oltre alla rivisitazione di tutte le tecniche apprese nei due anni precedenti, verranno approfondite le tematiche necessarie a completare il percorso per divenire insegnanti Yoga nel senso più completo, sempre seguendo la logica di riportare ogni nuova conoscenza nella pratica. Oltre ai necessari approfondimenti sui più diversi aspetti della filosofia Yoga verrà analizzata in ogni sua implicazione la ‘fisiologia sottile’, con particolare attenzione al sistema dei Chakra e alle relazioni di questo con anatomia e fisiologia del corpo fisico e della geografia psichica; con i Mantra entreremo in contatto con il potere della vibrazione sonora e, senza tralasciare lo studio di Yantra e Mandala, arriveremo ad affacciarci sul meraviglioso mondo del Raja Yoga, con lo sviluppo e la sperimentazione di innumerevoli tecniche di concentrazione e meditazione.
1.I Chakra e la fisiologia sottile
- Muladhara Chakra
- Svadhisthana Chakra
- Manipura Chakra
- Anahata Chakra
- Vishuddha Chakra
- Ajna Chakra
- Sahasrara Chakra
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Informazioni specifiche per ogni Chakra
- Nome: il significato o i significati del nome del Chakra.
- Localizzazione e correlazioni: a quali organi è riferibile l'energia del Chakra e a quali funzioni è correlato.
- Ego: con quali elementi e qualità dell'energia si identifica l'Ego quando è focalizzato su quel particolare Chakra..
- Elemento: gli elementi fisici sono cinque, terra, acqua, fuoco, aria, etere e hanno corrispondenza con i primi cinque Chakra partendo dal basso. Il 6° e il 7° Chakra sono perciò privi di questa specifica.
- Colore predominante: il colore di riferimento del Chakra.
- Nutrimento: cosa nutre l'energia di quel particolare Chakra.
- Funzioni e caratteristiche del Chakra: questo è un punto estremamente importante, perché chiarisce le qualità e le modalità dell'energia del Chakra in oggetto.
- Caratteristiche dei soggetti focalizzati in ...: essere focalizzati in un Chakra significa avere quel tipo di energia come riferimento per l'interpretazione della realtà. In questo punto vengono illustrate le caratterizzazione del Chakra in oggetto rispetto ai Guna, le tre qualità fondamentali dell’universo.
- Disturbi psicofisici: un elenco di disturbi che hanno relazione con squilibri energetici del Chakra in questione.
- Affermazioni di riequilibrio: una o più frasi che, ripetute e meditate, possono aiutarci a riequilibrare e rendere più brillanti le energie del Chakra.
- Indicazioni riassuntive: di queste indicazioni riassuntive particolare importanza hanno quelle riguardanti i simboli e i sogni.
2.Anatomia e fisiologia
Nel terzo anno il programma di anatomia e fisiologia viene svolto in correlazione con il sistema dei Chakra. Oltre a una rivisitazione del programma svolto nei due anni precedenti verranno approfonditi:
- Il sistema nervoso: tessuto nervoso
- Sistema nervoso centrale: encefalo e midollo spinale
- Sistema nervoso periferico: parasimpatico e simpatico
- Apparato endocrino: ipotalamo, ipofisi, ghiandola tiroidea, timo, ghiandole surrenali,pancreas, gonadi, epifisi
2.Mantra
I Mantra sono speciali suoni che, ripetuti con la giusta intonazione e per un sufficiente numero di volte, permettono di entrare in contatto con particolari aspetti dell’energia. In particolare verranno analizzati i seguenti Mantra:
- Mantra Om, di cui verranno analizzate le implicazioni e sperimentate le diverse interpretazioni
- Bija Mantra o suoni seme, di cui verranno esaminati quelli in relazione con l’alfabeto Sanscrito e con la vibrazione fondamentale di ognuno dei sette Cakra principali.
- Ajapa Mantra So’Ham, il ‘senza parole’, il Mantra del respiro.
- Mantra Om Namah Shivaya, definito Pancaksara Mantra o vibrazione delle cinque sillabe, in relazione ai cinque elementi.
- Gayatri Mantra, forse il più importante e sicuramente il più amato tra i Mantra
3.Yantra e Mandala
Attraverso gli Yantra entreremo in contatto con il potere e l’energia delle forme geometriche, un livello di coscienza assai sottile e potente e in diretta relazione con il mentale. Gli Yantra sono strutture costruite con differenti forme geometriche organizzate attorno ad un punto centrale e la comprensione delle logiche che stanno alla base della loro creazione rappresenta un momento importante di riorganizzazione delle facoltà mentale, ad un livello molto alto.
| Prima ancora che supporti per la meditazione gli Yantra costituiscono uno strumento prezioso nello sviluppo della coscienza e nell’incremento delle facoltà della mente, che diviene ricettiva e adeguata al contatto con lo stato meditativo.
Anche il Mandala è costruito attorno ad un centro e include anche motivi simbolici di natura diversa da quella geometrica. |
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Yantra e Mandala sono frequentemente impiegati come supporti esterni per la pratica meditativa.
4.Dharana e Dhyana
“Concentrazione è il fissarsi della mente su un solo oggetto (Y. Sutra III, 1)”.
La concentrazione (Dharana) è caratteristica primaria e fondamentale della disciplina Yoga ed è presente, con grado e caratteristiche diverse, a ogni livello della pratica. Nasce spontaneamente come effetto di un’attenzione che progressivamente si specializza e indirizza su elementi sempre più sottili, per effetto della riduzione degli elementi tamasici e rajasici nel corpo e nella mente e dell’accumulo e stabilizzazione di Prana nei Chakra. L’osservanza di Yama e Niyama, la pratica di Asana, Pranayama, Mudra, Mantra, il rispetto della dieta e le pratiche di purificazione, il supporto offerto da Yantra e Mandala, tutto questo rende la mente atta alla concentrazione.
La concentrazione agisce come una lente; riunisce la luce della mente in un unico raggio, creando un grande potere. Quando ci avviciniamo alla concentrazione totale, così come è intesa nella filosofia Yoga, ogni processo dinamico risulta sospeso, perché manca la distanza tra l’osservatore e l’osservato; allora lo spazio mentale è completamente saturo e quindi inagibile per altre energie. L’ego si ritrae e contrae e risulta momentaneamente disattivato, una condizione che crea il presupposto per il salto quantico nella dimensione meditativa.
Sviluppando approfonditamente il concetto di ‘concentrazione Yoga’ procederemo ad applicarlo nell’esecuzione di alcune tecniche già conosciute e sperimentate negli anni precedenti, con un ulteriore sviluppo di intensità e maggiore coscienza nella pratica. Inoltre verranno esaminate e messe in atto differenti tecniche mentali interne ed esterne di ‘concentrazione su un solo punto’ (Ekagrata), in particolare Trataka Shatkarman, concentrazione e purificazione degli occhi e del mentale per mezzo della fissità oculare. Avremo così modo di approfondire maggiormente il tema della direzione dello sguardo nelle differenti pratiche Yoga.
La meditazione (Dhyana), definita anche ‘quarto stato della mente’, è una particolare condizione psicofisica che permette il contatto tra la coscienza individuale e la coscienza cosmica. I tre stati usuali della mente, veglia, sonno e sonno profondo, sono superati e integrati in un livello di percezione superiore. Si tratta di una reale rinascita nella luce, un’esperienza che ci stimola a realizzare l’elemento divino che è in noi e, al tempo stesso, ci offre la possibilità di realizzare questa impresa.
Verranno prese in considerazione, esplorate e sperimentate differenti ‘tecniche di meditazione’, cioè procedure atte a favorire l’accesso allo stato meditativo.
In particolare:
- Meditazione con ausilio del respiro e dell’Ajapa Mantra So’Ham
- Meditazione con ausilio del Mantra
- Meditazione sul non-pensiero o soppressione dei movimenti mentali
- Meditazione sui Chakra
- Meditazione Vipassana
- Meditazione con le Mudra
- Meditazione trascendentale
- Meditazioni dinamiche
- Meditazione Chan e Zazen
5.Filosofia
- Tantra, la filosofia di Shiva e Shakti; origini e iter spirituale.
- Advaita Vedanta di Shankara.
- Tantra, la sadhana; Mantra, Mandala, Yantra, il Maithuna, la funzione del guru. Tantra della mano destra e tantra della mano sinistra.
- La Bhagavad-ghita: Karma, Bhakti e Jnana yoga.
- Il panorama religioso dell'India medioevale.
- La poetica religiosa dell'India medioevale.
- I grandi Maestri spirituali dell'India moderna:
- Sai Baba di Sirti, i miracoli e l’integrazione religiosa
- Ramakrishna e la Bhakti
- Aurobindo e lo yoga integrale.
- Vivekananda e Sivananda, lo yoga incontra l’occidente
Calendario corsi 2011-2012
Date per il primo anno
| Ottobre 2011 |
sabato 29 |
domenica 30 |
| Novembre 2011 |
sabato 26 |
domenica 27 |
| Dicembre 2011 |
sabato 17 |
domenica 18 |
| Gennaio 2012 |
sabato 14 |
domenica 15 |
| Febbraio 2012 |
sabato 11 |
domenica 12 |
| Marzo 2012 |
sabato 10 |
domenica 11 |
| Aprile 2012 |
sabato 14 |
domenica 15 |
| Maggio 2012 |
sabato 12 |
domenica 13 |
| Giugno 2012 |
sabato 2 |
domenica 3 |
Date per il secondo anno
| Settembre 2011 |
sabato 24 |
domenica 25 |
| Ottobre 2011 |
sabato 22 |
domenica 23 |
| Novembre 2011 |
sabato 19 |
domenica 20 |
| Dicembre 2011 |
sabato 10 |
domenica 11 |
| Gennaio 2012 |
sabato 21 |
domenica 22 |
| Febbraio 2012 |
sabato 18 |
domenica 19 |
| Marzo 2012 |
sabato 17 |
domenica 18 |
| Aprile 2012 |
sabato 21 |
domenica 22 |
| Maggio 2012 |
sabato 19 |
domenica 20 |
Orario delle lezioni
Sabato
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dalle ore 10.00 alle 13.00 |
dalle ore 14.30 alle 19.30 |
Domenica
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dalle ore 09.00 alle 12.00 |
dalle ore 13.00 alle 18.00 |
I quattro giorni in residenziale vengono fissati di volta in volta, indicativamente nel periodo iniziale di luglio.
Quota annuale
La quota per ogni anno è di Euro 1.400,00 + IVA; la scuola si impegna a mantenere stabile la cifra anche per le iscrizioni al secondo e terzo anno, con la sola aggiunta delle percentuali di svalutazione indicate dai competenti organi istituzionali.
Il versamento viene effettuato in Euro 400,00 + Iva al momento dell’iscrizione, la rimanente parte in rate da Euro 200,00 + IVA da versare in cinque rate mensili a partire dal mese successivo a quello di inizio corso.
Per chi sceglie invece di versare l’intera quota al momento dell’iscrizione è prevista una riduzione di Euro 100,00, quindi la quota da versare sarà di Euro 1.300,00 + IVA.
La quota include tutte le lezioni, comprese quelle delle 4 giornate in residenziale. Non include vitto e alloggio per le giornate in residenziale.
© Maurizio Morelli www.mauriziomorelliyoga.com |